A come Aosta, si parte con l’abbecedario! – Fettine di pollo alla valdostana

Quindi si parte, questa bella avventura dell’ Abbecedario culinario italiano, iniziativa che parte dal blog ‘Trattoria MuVaRa’. La prima regione viene ospitata da Gata del blog ‘Gata da plar’ e non potevo certo mancare.

Dunque in Val d’Aosta ci sono stata da ragazza, ma non ad Aosta bensì a Pila. 
Avevo un cugino, Stefano, un ragazzo dolcissimo che aveva qualche anno più di me, eravamo molto uniti.
Dopo una delusione d’amore chiese di essere trasferito a Pila e una estate andai a passare qualche giorno da lui. Sinceramente non eravamo dei ‘buongustai’ e abbiamo passato la vacanza a mangiare pizza e panini, perciò non posso dire che mi sia rimasto un ricordo delle specialità del posto. In realtà ricordo solo le lunghe e stancanti passeggiate che mi faceva fare, era un tipo molto atletico, e ricordo con affetto il giorno in qui seduti in riva a un laghetto in vetta mi raccontò una vaneggiante storia della Guardia forestale che buttava i pesci da un elicottero per ripopolare il laghetto, ridemmo per settimane al pensiero dei ‘pesci volanti’.
Dopo un pò di anni Stefano tornò a Trieste, ma presto il destino me lo portò via e stavolta per sempre. Ma ho sempre viva nella mente quella vacanza.
Ma torniamo alla cucina! Avevo tante ricette in mente, sopratutto zuppe stupende ma…lo sapete, ho un marito un pò schizzinoso e che non ama molto le minestre quindi ho lasciato perdere. Mi sono ricordata allora di una ricetta che avevo letto su un giornale di cucina di qualche tempo (anni?) fà che dedicava una rubrica alle ricette regionali. Beh nonostante la confusione che regna tra i miei libri/giornali di cucina, l’ho ritrovata. 
Ovviamente è supercalorica per la presenza del burro e della Fontina però una volta ogni tanto uno strappo alla regola si può anche fare.
Fettine di pollo alla Valdostana 
Ingredienti per due 
– 4 fettine di pollo
– 100 grammi di prosciutto cotto
– 150 grammi di formaggio Fontina
– un uovo, farina, pangrattato per l’impanatura
– burro 
– sale
Iniziamo impanando le fettine di pollo alla maniera classica quindi prima infarinate poi passate nell’uovo sbattuto e infine ricoperte di pangrattato.
Friggiamo le fettine nel burro, non serve che le fettine ne siano immerse usatelo con parsimonia.
A cottura ultimata mettiamo le fettine in una pirofila da forno senza sgocciolarle dall’unto, le ricopriamo con uno strato di prosciutto e uno di Fontina tagliato a fette. 
Aggiungiamo qualche pezzetto di burro e inforniamo a forno caldo a 180 gradi finchè la Fontina si scioglie senza prendere troppo colore.
Purtroppo io ho lasciato troppo tempo le fettine nel forno, la superficie si è un pò asciugata, se vi succede potete aggiungere ancora qualche fettina sottile di fontina e lasciare la pirofila qualche minuto nel forno spento ma caldo, il formaggio si scioglierà e darà più morbidezza.
Ed ora, come di tradizione devo dire…
A come Assolutamente peccaminose!!

Cocotte mania! – Uova in cocotte con cipolle rosse e ‘dolcetto’

L’altro giorno io e mio marito abbiamo fatto un salto all’Unieuro, perchè volevo comprare un nuovo cellulare. Apro una parentesi sui telefonini, il mio è uno dei primi smartphone usciti (tre anni fà).
Non c’è niente da fare, io sono antica dentro e non mi sono mai adattata; per scrivere un messaggio ci metto una vita brandendo il pennino come un arma e clikkando forsennatamente sulla micro tastierina virtuale. Non parliamo di fare una telefonata, clikka telefono, clikka contatti, clikka sul nome, clikka a scelta se vuoi chiamare , mandare sms, modificare… insomma un delirio!!!
Se provo a navigare in internet ogni due pagine il software si impalla e devo spegnere tutto e ricominciare, se voglio leggere una mail riesco a leggere le prime due parole e poi una scrittina mi avvisa che se voglio proseguire devo clikkare e attendere di scaricare TUTTA la casella mail…. OK lo ammetto forse con un settaggio adeguato migliorerei l’utilizzo del trabiccolo ma ora non ne posso più, voglio un telefonino NORMALE! Deve solo fare e ricevere telefonate e mandare qualche sms. Ah e se avesse una livrea simpatica sarebbe meglio 🙂
Comunque il telefonino non l’ho trovato ma in compenso mi sono aggirata nel reparto ‘lista nozze’ (ma mica lo sapevo che c’era una cosa del genere all’Unieuro!) ho trovato delle cocottine stupende a prezzi tracciati, e c’erano altre mille cose che avrei portato a casa ma mi sono limitata a una pirofila rossa, una casseruola di un tenero verde pisello e una minicocottina a forma di pomodoro…. deliziose! Se volete le potete vedere QUI

Ovviamente non vedevo l’ora di provarle, e oggi mi son decisa di usare la pirofila rossa per una ricetta che mi frullava nella testa da un bel pò.

Le uova in cocotte!  ma mica semplici eh… no, ho aggiunto le cipolle rosse danno una punta di dolcezza che contrasta con il gorgonzola contenuto nel ‘dolcetto’.. cos’è il Dolcetto?? beh è quel formaggio molle a strati alternati di mascarpone e gorgonzola, qualcuno lo chiama ‘mascarponato’ io uso il nome che ho trovato sulla confezione, appunto, Dolcetto.

Uova in cocotte con cipolle rosse e ‘dolcetto’

4 uova
una cipolla rossa
150 gr di dolcetto
sale, olio EVO

Intanto tagliate la cipolla a velo,

Rosolatela in olio EVO e poi salate, aggiungete un cucchiaio di acqua e coprite per farla stufare. Lasciatela cuocere circa 10 minuti.

Imburrate una pirofila, io ho messo la carta forno che secondo mè da la garanzia di non far attaccare il cibo alla pirofila. Mettete sul fondo le cipolle stufate e metà del dolcetto a pezzettini,

Sgusciate le uova con attenzione, adagiate il resto del dolcetto sulle uova, salate leggermente e infornate a forno caldo a 200 gradi per 10 minuti.

Se, a cottura ultimata, vi sembra che la superficie abbia poco colore, accendete il grill del forno per pochi minuti.

———————————————————————-

Oggi vi lascio con la foto di un ragazzo allegro e simpatico, con tanto talento e tanta voglia di vincere.
Questo ragazzo oggi ci ha lasciati ed è andato a gareggiare tra le nuvole con tanti altri campioni che sono lassù. Ciao Sic

Marco Simoncelli

Come si fà il Montasio? – Frico di Carpacco

Finalmente sono riuscita a finire di sistemare il video che ho fatto durante la festa di San Simone a Codroipo.
Vi avevo già parlato della manifestazione in QUESTO post
Vi offro questo video con qualche premessa, inanzitutto il casaro era di una simpatia unica, peccato che non posso farvelo sentire perchè l’audio originale è molto disturbato, purtroppo gli organizzatori han pensato bene di mettere l’angolo del casaro accanto a uno stand che sparava musica rock a volume altissimo e quindi il povero casaro si sgolava per spiegarci quel che stava facendo e nella registrazione non si capisce quasi nulla. Quindi ho messo della musica e ho scritto i sottotitoli cercando di ricordare quel che ha detto il casaro e anche con l’aiuto del sito del formaggio Montasio.
Lo stand era affollatissimo e la mia posizione non molto felice quindi ogni tanto vedrete spuntare qualche testa… beh son cose che capitano ai dilettanti come me.
Ah dopo il video trovate la ricetta del Frico di Carpacco!


Ed ecco il Frico.

Dunque il frico è un piatto tipico del Friuli ed è originario della Carnia,  La prima ricetta scritta, con il nome di “Caso in patellecte” si trova nel “Libro de arte coquinaria” di Maestro Martino (cuoco del Patriarca di Aquileia Lodovico Trevisan)del 1450.
Il Frico può essere principalmente di due tipi, quello friabile e quello morbido. Quello friabile viene preparato solo col formaggio Montasio o Latteria messo a friggere nel burro o olio, diventa una frittella croccante che può essere spezzettata e usata come aperitivo o accompagnamento ad altri piatti.
Quello morbido viene fatto con cipolle, patate e formaggio Montasio o Latteria più o meno stagionato a seconda dei gusti e delle località dove viene preparato.
Quest’ultimo tipo di Frico può venire aromatizzato in varie maniere, esiste il Frico alle erbe, alle pere, alle noci e via dicendo ma quello che vi vado a proporre io oggi è quello classico, semplice, quello di Carpacco.
E qui apro una parentesi per dire che da quando ho conosciuto l’uomo meraviglioso che ho sposato, mi sono immersa nel mondo e nelle tradizioni (culinarie e non) del Friuli. Ho imparato a capire la ‘lingua’ friulana, ho goduto del carattere allegro e gioviale dei friulani e sopratutto ho conosciuto e apprezzato la loro cucina, un tripudio di brovade e muset, frico, cjarsòns e vini stupendi, primo tra tutti l’ottimo ‘Tocai’ che ha dovuto cambiar nome in ‘Friulano’ per il quieto vivere…
E ogni anno, puntuale, vado a gustare il frico alla ‘Sagre dal Frico’ di Carpacco (UD).

Quest’anno purtroppo quando siamo andati noi pioveva molto ma questo non ha impedito ai visitatori di riversarsi in massa sotto ai tendoni preparati per la Sagra.
Questa è la tavolata di cuochi che si possono vedere nel tendone della ‘cucina a vista’, Sono bravissimi!

Io ho seguito proprio QUESTA ricetta per fare il mio frico, che oltretutto è la ricetta che mi ha insegnato mia suocera. Per due persone ho messo:
– Due belle patate
– mezza cipolla
– 300 gr di strisules di Montasio

Il procedimento l’ho personalizzato un pò.
Ho tagliato la cipolla a velo e l’ho messa a rosolare in una padella con pochissimo olio EVO,

nel frattempo ho pelato e tagliato a rondelline le patate. Quando la cipolla è ben soffritta ho messo le patate, le ho lasciate insaporire un pò, ho messo un cucchiaio di acqua, coperto e lasciato cuocere le patate a fuoco lento mescolando ogni tanto.

Quando le patate si son cotte le ho spappolate grossolanamente con la paletta di legno,

ho salato e ho buttato il formaggio  mescolandolo bene alle patate.

A fuoco vivace ho aspettato che iniziasse a fondere e l’ho compattato con la paletta. Ho abbassato un pò il fuoco e ho lasciato che il formaggio fondesse e facesse una bella crosticina sul fondo,

quando i bordi si sono colorati ho voltato la ‘frittellona’ con l’aiuto di un coperchio, ho lasciato che si creasse una bella crosticina anche dall’altro lato e ho impiattato.

Se vi accorgete che il formaggio ha rilasciato troppo unto nella padella eliminatelo con un pò di carta assorbente da cucina. Il frico va mangiato caldo, quasi ustionante perchè il formaggio dev’essere bello fondente, e va accompagnato con la polenta che è il suo complemento naturale.

Questa volta devo dire che il frico mi è venuto benissimo, mio marito era entusiasta! Non è così facile fare il frico, a volte si brucia, a volte si spacca, a volte si attacca alla padella e viene tutto irregolare, questo direi che è perfetto!

Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ‘Provare per gustare’

Partecipo anche all’Abbecedario culinario d’Italia organizzato dalla Trattoria MuVaRa