WHB #274 – Rape e cipolle ripiene

Questa settimana ho ceduto alle insistenze di mio marito che voleva le cipolle ripiene. Avevo comprato anche delle rape bianche e ho provato a farle ripiene assieme alle cipolle.
Ma lo sapevate che le rape fanno parte della famiglia dei cavoli?? Contengono moltissima vitamina C e siccome sono composte per il 90 % di acqua sono anche poco caloriche! Sembra (fonti internet) che un centrifugato di rapa bianca addolcito con un pò di miele possa aiutare a sedare una tosse grassa, beh male non fà, si può provare…

Ho trovato molte ricette per usare le rape nelle zuppe o nelle insalate ma ho voluto provare qualcosa di diverso preparandole ‘imbottite’ e siccome hanno poco sapore, per l’occasione ho abbandonato il classico ripieno di carne macinata (anche se non sono volata lontano) e ho usato delle salsiccette molto gustose unite agli avanzi delle verdure, ma andiamo con ordine…

Ingredienti per due persone (che non mangiano altro se non una insalatina di accompagnamento):
2 cipolle dorate
4 rape bianche piccole
200 gr di salsiccia oppure pasta di salame oppure civapcici o altra carne speziata.
formaggio che fonda tipo Montasio fresco, latteria o fontina
pan grattato
sale, pepe olio EVO

Prendete le rape lavatele e pelatele, le cipolle pulitele del primo strato coriaceo e tagliatele a metà. Mettete a cuocere le verdure al vapore per 10 minuti.

Quando son cotte fatele raffreddare un pò poi scavate le rape e togliete il centro delle cipolle.
Questi avanzi tritateli e metteteli a rosolare con la carne speziata in poco olio EVO.

Quando questo ripieno è ben rosolato

mettetelo in una terrina e lasciate raffreddare, unite il formaggio tagliato a piccoli dadini, una manciata di pangrattato, sale e pepe. Mescolate bene.

Salate e cospargete di pan grattato le scodelline di verdura

riempitele bene e abbondantemente, spolverizzate ancora di pangrattato e bagnate con un filo d’olio.

Infornate sotto al grill per 10/15 minuti. Togliete quando il pan grattato si è imbrunito e il formaggio sciolto.

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Questo post lo scrivo con la tristezza nel cuore e le immagini catastrofiche negli occhi. Il Giappone, paese così lontano ma così pieno di fascino, è stato colpito da uno dei peggiori cataclismi della sua storia. Prego per i nostri amici giapponesi affinchè si riprendano presto da questa terribile tragedia.

WHB #271 – Pasticcio di verdure

Stamattina io e mio marito siamo andati a fare un passeggiata, il sole era velato e faceva freddino, peccato perchè ieri invece la giornata era calda e soleggiata, decisamente primaverile.
Comunque c’è un timido segnale di risveglio della natura, spuntano alcune gemme, alcune piantine di un bel verde tenero e in qualche zona un pò più riparata ci sono anche le primule e i bucaneve! Ah fà bene al cuore vedere come, dopo un lungo sonno, la natura ritorna a vivere lentamente e sonnacchiosamente. Ho controllato una per una tutte le ‘mamme’ degli asparagi selvatici ma non ne ho ancora trovato uno, beh sarebbe stato un vero miracolo!
Il canale che scorre accanto alla stradina che abbiamo fatto, era bello gonfio di acqua, il Timavo continua a rifornirlo vigorosamente e mi sono lasciata incantare dallo spettacolo delle cascatelle artificiali.

Inoltre ho visto anche le pecore! Eccole qui che brucano felici e libere in un vigneto…

Beh dopo tutto questo parlare di ‘natura’ non potevo che postare un piattino completamente vegetariano e buonissimo.

Le quantità le potete regolare voi in base alla grandezza che volete che abbia il vostro pasticcio, questo nostro lo abbiamo mangiato in due per due volte quindi è un 4 porzioni:

una cipolla rossa
tre patate medie
una rapa rossa (barbabietola o erbetta rossa) grande già lessata
un cucchiaio di olive nere
olio evo, sale e pepe appena macinato

Preparate gli ingredienti affettando la rapaa fette di 4 millimetri circa, lessate le patate poi sbucciatele e tagliate anch’esse a fette, stufate la cipolla tagliata a rondelle in poco olio evo e tagliate le olive a pezzetti.

Componete il pasticcio, oliate il fondo di uno stampo mettete le fette di patata, salate e pepate, distribuite sullo strato di patate le cipolle e le olive a pezzi. Salate e pepate.

Ricoprite con uno strato di fette di rapa badando di coprire bene tutta la superficie. Salate e pepate di nuovo e versate un filo di olio EVO.

Mettete in forno per una decina di minuti per far amalgamare i sapori.

E’ davvero sano e gustoso, vegetariano ed è piaciuto anche a mio marito!

Questa è la mia ricetta per il WHB #271 ospitato questa settimana da Graziana del blog ‘Erbe in cucina’

Ringrazio anche Kalyn di Kalyn’s Kitchen, Haalo di Cook (almost) anything at least once e Brii di Briggis recept och ideer.

Stò diventando una brava ‘fèmine’ – Musèt e brovada

Nel dialetto, o meglio dovrei dire lingua friulana ‘fèmine’ significa ‘moglie’ o ‘compagna’.
‘Jê a jè la me fèmine’ così mio marito (ma non lo era ancora in realtà) mi presentava agli amici e conoscenti e io sorridevo a denti stretti credendo che il vocabolo ‘fèmine’ venisse usato in maniera grezza, come dire la mia femmina, la mia donna…
Mi sbagliavo, ma per lungo tempo non ho avuto il coraggio di chiederlo direttamente a lui il perchè di quel termine così grossolano. Non vi dico le risate quando ho deciso di affrontare l’argomento, io serissima e lui incredulo… adesso sono molto orgogliosa di dire che stò diventando una brava ‘fèmine’ friulana.
E non si pensi ch’io voglia ripudiare il mio essere Triestina, assolutamente no, io ho sempre nel cuore il mare, il carso, San Giusto con l’ alabarda e ‘el melon‘. Solo che, da quando ho sposato un friulano, mi sono appassionata anche alla sua terra, così ricca, così ospitale, piena di sorrisi e mani callose di gente forte e onesta e sincera…
Mi sono appassionata a tradizioni non mie come ‘el pignarul‘ o la festa di San Simone la Sagre dal frico e molte altre. E sopratutto ho iniziato ad apprezzare la cucina tipica friulana.
Dopo vari tentativi ho imparato a fare il Frico e devo dire mi riesce discretamente bene.
Questa settimana ho voluto cimentarmi in un altra pietanza tipica: il musèt con la brovada.
Il musèt è un cotechino composto dalla carne del muso del maiale e da altre parti poco nobili, cotiche e carni spolpate da tendini e ossa. La ‘brovada‘ invece si ottiene dalle rape bianche dal colletto viola che vengono messe a macerare nelle vinacce e dopo un riposo di minimo 40 giorni vengono tolte dalle vinacce, pulite e grattugiate. Poi bisogna cuocerle.

Ecco la mia brovada prima della cottura, l’ho comprata direttamente in una azienda agricola. Si trova anche nei negozi di alimentari di tutto il FVG sia in sacchetti sia in vaso già cotta.
Vedete che colore stupendo che ha? Si può mangiare anche cruda, in una sorta di insalata, io l’ho assaggiata e  ha un buon sapore acidulo.

La brovada si fa così, si prepara un battuto di lardo, aglio e prezzemolo, lo si mette a rosolare in padella e poi si aggiunge la brovada cruda. Io ho sostituito questo battuto con dell’aglio rosolato in olio EVO (1).
Quando l’olio si è insaporito con l’aglio ho buttato la brovada e l’ho fatta rosolare (2), ho aggiunto un bicchiere d’acqua calda e un dado da brodo (3). Ho lasciato cuocere per due ore a fiamma dolce e coperto, mescolando ogni tanto (4). La brovada è pronta quando diventa morbida e assume il color marroncino rosato(5).

Intanto che si cuoceva la brovada ho messo a bollire il musetto. Il musetto va bucherellato affinchè la pelle non si spacchi in cottura.

Si adagia nell’acqua fredda e si porta a bollore.

Dopo dieci minuti si cambia l’acqua nella quale si sarà sciolto molto grasso.

Il musetto deve cuocere per almeno un oretta, dipende dalla grandezza.

Quando è cotto, si scola si toglie la pelle e si mette a insaporire nella brovada.

Qualcuno addirittura lo toglie dall’acqua a metà cottura e lo fà finir di cuocere nella padella con la brovada così si insaporisce di più.
Si impiatta adagiando il musetto sul letto di brovada.

Mio marito ha detto che la brovada era PERFETTA! e questo mi ha riempito di orgoglio, peccato che ho cotto un pò troppo il musetto e la sua consistenza ne ha risentito poichè si è seccato un pò e tendeva a sbriciolarsi. Il sapore comunque era buono e non ne è avanzata nemmeno una fetta.